domenica 23 giugno 2013

CAOSINFORMA 64. BISOGNO DI LAVORO



... il mondo del lavoro è in profonda crisi.  Ma  oggi più che mai il disagio legato alle difficoltà di "trovare lavoro" non è solo un problema occupazionale. Si tratta, invece, di pensare in termini di nuovi modelli di sviluppo, non solo economico,  di nuove forme di organizzazione sociale e lavorative, di professionalità innovative, di flessibilità, creatività e tanto altro ancora....
A questo  tema  caosinforma 64 dedica le sue rubriche, le testimonianze, le proposte e le riflessioni di interlocutori autorevoli attraverso  cui  prova   a rispondere  ad una sempre più forte domanda di lavoro e, dunque,  e di vita.  
... il mondo del lavoro è in profonda crisi.  Ma  oggi più che mai il disagio legato alle difficoltà di "trovare lavoro" non è solo un problema occupazionale.
Infatti non si tratta di aspettare da parte degli "addetti ai lavori" la ricetta giusta. Troppo complessa è la questione, a guardarla bene, per affidarla esclusivamente ai tecnici, per quanto dotati di buona volontà, e per quanto facciano, giustamente, la loro parte. Affrontarlo con le solite categorie rischia di tradursi in un danno peggiore del male di cui si attende la guarigione.

In gioco  non c'è una problematica meramente occupazionale. Si tratta, invece, di pensare in termini di nuovi modelli di sviluppo, non solo economico, e di nuove forme di organizzazione sociale e lavorative, di professionalità innovative, di flessibilità, creatività e tanto altro ancora.

Del resto, l'incontro tra nuovi modelli organizzativi (per quanto indefiniti) e risorse umane può essere una favorevole congiuntura per restituire valore al lavoro e per rivedere l'atteggiamento nei confronti del "momento lavorativo", da parte di tutti: occupati, disoccupati, inoccupati. 

Si tratta, dunque, di cogliere l'occasione per restituire alla dimensione lavorativa quella globale dignità che ad essa compete, al punto da poterla considerare naturalmente integrata in percorsi di crescita personali e sociali e di considerare l'avviamento al lavoro come una delle attività principali per la realizzazione di nuovi "progetti di vita".

Ancora una volta, un disagio da trasformare in risorsa, quindi, perché mai come in questa situazione accettare la sfida del disagio, penetrarne le ragioni, organizzare risposte attive diventa una strada obbligata.
È  necessario, infatti,  ricostituire l'unitarietà del lavoro che comprende a pieno titolo gli atti della ricerca del lavoro, così come la capacità di rendere "prodotto" il "processo" di autopromozione. Un processo che va necessariamente innescato, accompagnato, capito e monitorato per non smarrirne la radice di senso e valorizzarne, anche, le potenzialità in una realtà di mercato.     
Si tratta di fronteggiare il caos, almeno apparente, della realtà sociale, per riconoscersi protagonisti in essa, per coglierne le ricchezze celate, le prospettive inusitate, le necessità inesplorate. 
        Dalla realtà complessa della nostra società, ognuno può infatti ricevere un impulso a radicare le proprie scelte, a crescere su basi più solide, a riscoprire fino in fondo le ragioni, non solo astratte e ideali, della solidarietà.
Una possibile risposta finalizzata ad individuare nuove "professionalità" ci può venire, proprio dal mondo del disagio, o meglio dalle risposte che, nell'approccio con questo volto dolente della società, si sono rivelate valide ed efficaci. Quelle risposte cioè che hanno dimostrato di saper avviare e catalizzare processi esistenziali e lavorativi significativi.  
Infatti i profondi mutamenti sociali, che hanno segnato la diversificazione dei sintomi del malessere giovanile, non hanno trovato impreparate le realtà operative che, a partire dall'esperienza della Comunità Terapeutica, hanno operato l'intervento a sistema aperto, dimostrandosi capaci di interagire con il territorio in un'ottica di collaborazione,  di integrazione delle risorse.
Ed è a queste esperienze che caosinforma intende far riferimento per provare a rispondere, ad un sempre più forte bisogno di lavoro e, dunque,  e di vita. 

Mario Scannapieco


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